giovedì 24 novembre 2016

Chi ben comincia #8

Buongiorno sweeties,
oggi, come in molte seguaci della saga sapranno, esce per Soldier, il terzo volume della saga fantasy Talon, di Julie Kagawa. Io devo assolutamente recuperare il secondo, dopo essermi emozionata con il primo, e volevo dedicare questa puntata a Rogue, i ribelli di Talon, il secondo romanzo di questa fantastica saga fantasy.




Ember Hill è fuggita dall'organizzazione di Talon per unirsi a Cobalt, drago disertore, e alla sua banda di ribelli. Non riesce però a dimenticare il sacrificio che Garret Xavier Sebastian - cavaliere dell'Ordine di San Giorgio - ha fatto per lei, salvandole la vita pur sapendo che con quel gesto avrebbe firmato la propria condanna a morte.
Ember è determinata ad aiutarlo a tutti i costi, ma per riuscirci dovrà convincere Cobalt ad entrare con lei di nascosto nel quartier generale dell'Ordine. Con i sicari di Talon sulle loro tracce e il fratello di Ember che li aiuta nella loro caccia, i ribelli trovano un alleato inaspettato in Garret. Subito la battaglia tra Talon e l'Ordine assume una prospettiva tutta diversa.
Si prepara dunque la resa dei conti mentre entrambi i fronti nascono segreti scioccanti e mortali. Presto Ember dovrà decidere: battere in ritirata per combattere un altro giorno, o iniziare una guerra all'ultimo sangue?



Prima parte
Conto alla rovescia
1
Garret
Ero in piedi davanti a una commissione silenziosa e attenta, sei paia di occhi mi fissavano, alcuni con sospetto altri in modo critico, mentre aspettavamo che venissero pronunciate le accuse. Gli uomini in uniforme nera e grigia sfoggiavano orgogliosi sulle giacche l'emblema dell'Ordine, una croce rossa su uno scudo bianco. I loro volti duri, segnati, erano il riflesso di una vita fatta di guerra e fatiche. Alcuni li conoscevo solo di fama. Altri erano stati i miei istruttori, avevo combattuto per loro, avevo eseguito i loro ordini senza battere ciglio. Il tenente Gabriel Martin era seduto a un capo del tavolo, gli occhi neri e l'espressione impassibile non lasciavano trapelare nulla. Lo conoscevo quasi da tutta la vita; era lui che mi aveva trasformato nella persona che ero. Il Soldato Perfetto, come avevano preso a chiamarmi i miei compagni di quadra. Un soprannome che mi avevano affibbiato nel periodo relativamente breve in cui avevo combattuto. Fenomeno era un'altra parola che avevo sentito pronunciare spesso nel corso degli anni, insieme a paraculo del cazzo, quando volevano essere meno generosi.






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